La banca deve risarcire chi è vittima di phishing? La legge si è espressa sulle truffe online

Le banche sono chiamate a risarcire i clienti vittime di phishing? A togliere ogni dubbio ci ha pensato una nuova sentenza della Cassazione.

Le truffe online sono sempre più diffuse e rappresentano un’insidia impossibile da non considerare. Nonostante le tante campagne di difesa per gli utenti della rete, ancora oggi palesano un reale pericolo per persone di ogni età.

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La banca è chiamata a risarcire chi è vittima di phishing? – (Computer-Idea.it)

Quando si parla di frodi in rete, la tecnica maggiormente utilizzata è quella del phishing. Questa modalità si realizza tramite mail o sms e si pone l’obiettivo di rubare i dati sensibili della vittima o il suo numero di conto. In quest’ultimo caso, i truffatori avrebbero strada libera verso la somma depositata sul conto corrente e potrebbero procedere al prelievo in maniera indisturbata.

Nel caso in cui la truffa sul conto corrente andasse a buon fine ci si chiederebbe subito se la banca, o un altro istituto, debba procedere al risarcimento. A dare la risposta definitiva ci ha pensato la Corte di Cassazione con una sentenza.

Se ti truffano deve risarcirti la banca? Ecco la sentenza

Le vittime di phishing non sanno come recuperare la cifra che gli è stata sottratta. Da ora in poi potranno fare affidamento sulla sentenza 3780/2024 della Corte di Cassazione, che sancisce l’obbligo per gli istituti di adottare soluzioni adeguate a prevenire o ridurre l’uso fraudolento dei sistemi elettronici di pagamento. Nel caso non riuscissero in questo obiettivo, saranno costrette a risarcire i clienti truffati.

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La Suprema Corte ha sentenziato quando si verifica il risarcimento per i clienti vittime di phishing – (Computer-Idea.it)

La sentenza è nata dal fatto che la Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato da Poste Italiane con un uomo che era stato truffato tramite una mail. L’istituto è stato condannato, come da sentenza di appello, al pagamento di 2.900 euro sottratti alla vittima da una truffa tramite il metodo phishing.

La sentenza sottolinea, come emerso nelle motivazioni, che non è sempre colpa dell’ente bancario ma si assiste ad un altro tipo di negligenza. Secondo quanto stabilito, la banca non avrebbe fatto tutto il possibile per evitare l’accaduto, sia a livello di precauzioni di sicurezza informatica sia a livello informativo.

Per tale ragione, in circostanze future, il risarcimento non si verificherà nel momento in cui il collegio difensivo riuscirà a dimostrare la totale colpa dell’utente nel corso della truffa. Con un cliente assolutamente negligente in quel momento, ogni istituto potrà svincolarsi dal dovere di ripagare la cifra sottratta sul conto corrente.

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