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Yahoo: il colosso del web crolla e cambia nome

Nata nel 1994 a Sunnyvale, in California, la società fornitrice di servizi Internet mette una pietra sopra al proprio passato. Dopo essersi sgretolata anno dopo anno. Numerosi gli errori aziendali che hanno portato alla disfatta. Per non parlare degli attacchi hacker subiti nel corso del tempo. E alla fine, Yahoo cede e cambia nome. Si chiamerà Altaba, dopo essersi venduta per circa 5 miliardi di dollari a Verizon Communication. Lascia anche Marissa Mayer, che nel 2013 ha salutato Google per provare a rilanciare l’azienda. Invano. La cessione, tuttavia, non sarà totale. Riguarderà esclusivamente il business pubblicitario, i siti web, la posta elettronica e le app mobili.

Yahoo: gli errori che hanno portato alla disfatta

Il primo grossissimo errore che ha compromesso il business della casa californiana è stato, a suo tempo, il mancato acquisto di Google. Larry Page e Sergey Brin, fondatori della startup che sarebbe poi diventata il gigante di Mountain View, nel 1998 erano intenzionati a vendere. David Filo, cofondatore della media company, scelse di non eseguire l’investimento. Convinto che il business dei motori di ricerca non potesse rendere abbastanza.

Stesso tragico errore quando, nel 2006, si presentò l’occasione di comprare Facebook. Stavolta il problema fu legato all’offerta. Mark Zuckerberg chiese un miliardo di dollari, ma Jerry Yang e David Filo offersero 850 milioni. Menlo Park rifiutò la proposta nel giro di 10 minuti. Come tutti sappiamo, oggi Facebook vale ben 100 miliardi di dollari.

Tra le cause del crollo della big company, anche l’avvicendarsi sulla poltrona di CEO una serie di nomi poco adatti al business della società. Senza esclusione per Marissa Mayer, l’ultima in ordine cronologico. Tuttavia, il peggiore sembra essere stato Terry Semel, ex manager di Warner Bros, e poi sostituito dallo stesso Yang.

Non meno problematico il rapporto con Microsoft. L’azienda californiana avrebbe potuto essere acquisita dal colosso di Redmond. Scelse la partnership. Il risultato fu che il gigante di Washington ottenne quello che voleva, senza spendere un centesimo.

Perché ostinarsi ad essere una media company?

Se Zuckerberg recentemente ha mostrato quasi vergogna nell’ammettere che Facebook sia (anche) una media company, Jerry Yang e David Filo sembravano al contrario andarne orgogliosi.

Tuttavia, rimanere un sito di informazione e di intrattenimento non ha fatto altro che portare la società ancora più nel baratro. Yahoo ha volutamente ignorato tutti gli altri possibili sbocchi hi-tech, praticamente affossandosi da sola.

Verizon Communications trasformerà l’azienda in una sorta di investment company. Con una certa rilevanza solo in quanto azionista di Alibaba Group Holding.

Redazione

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