Una foto sparita genera panico. Prima di scaricare app a caso, ecco cosa funziona davvero per recuperare immagini perse.
Il momento in cui ci si accorge di aver cancellato una foto importante dura pochi secondi. Poi arriva il panico puro. La tentazione è scaricare subito app a caso, riempire la memoria di nuovi file o chiedere aiuto su WhatsApp. È l’errore più grave che si possa fare.
Quando un’immagine viene eliminata, il sistema non la distrugge immediatamente. Segna semplicemente quello spazio come “libero”. Se nel frattempo si usano app, si naviga o si scattano nuove foto, si rischia di sovrascrivere proprio quei settori di memoria. E quando la sovrascrittura avviene, il recupero diventa impossibile.
La prima mossa è sempre verificare le reti di sicurezza integrate nel sistema. Android e iPhone conservano i file eliminati per un periodo limitato.
Su Android, aprendo Google Foto e accedendo alla sezione Raccolta > Cestino, le immagini restano disponibili fino a 60 giorni se il backup era attivo. Anche le gallerie proprietarie di Samsung o Xiaomi hanno spesso una cartella “Eliminati di recente” separata.
Su iPhone, nell’app Foto, la sezione “Eliminati di recente” conserva i file per circa 30 giorni. L’accesso richiede autenticazione biometrica. Se la foto è lì, il recupero è immediato e senza rischi. È la soluzione più semplice.
Se il cestino è vuoto, la situazione si complica. Con le versioni recenti di Android, le app non possono più leggere liberamente l’intera memoria interna. Questo limita fortemente le possibilità di recupero profondo senza sbloccare il sistema.
Un’opzione realistica è utilizzare applicazioni come DiskDigger. Senza root, l’app non accede ai dati grezzi, ma può recuperare le miniature salvate nella cache di sistema. Non si tratta dell’originale in alta qualità, ma spesso si riesce a salvare almeno una copia a bassa risoluzione. Quando si recupera il file, è fondamentale salvarlo su cloud o inviarlo via email, mai sulla stessa memoria del telefono. La prudenza è decisiva.
Se le foto erano salvate su una scheda MicroSD, le possibilità aumentano molto. In questo caso bisogna estrarre la scheda e lavorare da computer, senza utilizzare ulteriormente il telefono.
Uno degli strumenti più efficaci è PhotoRec, software open source che analizza direttamente le firme dei file ignorando il file system. I nomi originali vengono persi, ma le immagini possono tornare integre. È un recupero più tecnico, ma spesso decisamente efficace.
Sugli iPhone il discorso cambia radicalmente. La memoria interna è protetta da crittografia hardware. Nessun software può scansionarla come una chiavetta USB. Molti programmi promettono miracoli, ma in realtà lavorano solo su backup esistenti o sulla cartella “Eliminati di recente”.
L’unica vera strada gratuita è controllare eventuali backup su computer tramite iTunes o Finder. Ripristinare un backup precedente alla cancellazione può riportare indietro le foto, ma comporta la perdita dei dati creati dopo quella data. È una scelta da valutare bene.
Se il dispositivo è stato ripristinato ai dati di fabbrica, sui modelli moderni il recupero è quasi sempre impossibile. Il reset elimina la chiave di crittografia, rendendo i dati illeggibili anche se fisicamente presenti.
La vera guida definitiva, in fondo, è la prevenzione. Attivare backup automatici su Google Foto o su servizi cloud alternativi significa avere sempre una copia online. Perché quando si parla di ricordi, la tecnologia può aiutare. Ma solo se la si usa prima, non dopo. Il backup salva le foto, non i miracoli.
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