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Pagina 1 di 4 LA TUA ISO
Creare, masterizzare, virtualizzare le immagini ISO.
di Daniele Marino a cura di Elena Avesani

Tanto per cominciare chiariamo che le immagini ISO non hanno nulla a che fare con la... grafica. Si chiamano “immagini” perché costituiscono la copia speculare di un disco, byte per byte. Con il termine immagine si fa riferimento non solo a un elenco di file e cartelle, ma anche una serie di informazioni nascoste, relative alla posizione dei file sul disco e ad alcuni dati normalmente non visibili agli utenti. Questo differenzia le immagini ISO, per esempio, dai file ZIP che contengono al loro interno solo una serie di file e cartelle. Vediamo un caso pratico, per capire meglio. Il DVD di installazione di Windows è uno di quei dischi da cui è possibile avviare il PC. Se copiate manualmente (da Esplora risorse di Windows, per esempio) tutti i file che questo DVD contiene all’interno di un nuovo supporto vergine, quest’ultimo non vi permetterà di avviare il computer, perché al suo interno mancheranno comunque alcune delle “informazioni nascoste” di cui si parlava pocanzi. Se però create un’immagine ISO a partire dal disco di installazione Windows, e, in un secondo momento, la masterizzate su un nuovo DVD vergine, questo funzionerà perfettamente, come se fosse l’originale da cui è stato tratto.
Cosa fare con le ISO: masterizzarle
Poche righe fa abbiamo accostato le immagini ISO e i file ZIP. In effetti le ISO vengono usate soprattutto per distribuire e scambiare software attraverso Internet, poco diversamente da quanto accade per gli archivi compressi. Per la loro stessa natura, le si è finora utilizzate praticamente solo per distribuire sistemi operativi o altri software che devono essere avviati da CD in fase di boot, come per esempio i gestori di partizioni, gli antivirus e via dicendo. A differenza degli archivi compressi, le immagini ISO sono infatti... non compresse! Questo vuol dire che a un disco di 700 Mbyte corrisponderà un’immagine ISO di 700 Mbyte, non un byte di meno. A ogni modo, nel momento in cui si ha nel PC un file ISO, se ne possono fare essenzialmente due cose: masterizzarla o utilizzarla direttamente dal disco fisso. Masterizzare un’immagine ISO non è un’operazione complessa: molti programmi di masterizzazione gestiscono questo formato di file, e vi consentono quantomeno di trasformarlo in un vero disco “fisico”. Solitamente gli strumenti per masterizzare vi consentono anche di effettuare l’operazione inversa: estrarre i dati da un CD o DVD creando sull’hard disk l’immagine ISO corrispondente. In realtà, oggi per masterizzare un’immagine ISO non serve neppure avere un programma specifico: Windows 7 permette di “bruciare” su disco le immagini scaricate da Internet attraverso una semplice finestra di dialogo. A dirla tutta, Windows arriva buon ultimo a scrivere le immagini dei dischi: gli utenti di Linux e Mac OS sono abituati già da anni a utilizzare questo tipo di file in modo quasi trasparente; la notizia per gli utenti Microsoft è comunque buona, anche se i sistemi operativi Windows non consentono ancora la gestione completa del formato ISO.
Cosa fare con le ISO: montarle
Se si parla di “gestione completa”, è facile intuire che con una ISO si può fare molto di più che masterizzarla semplicemente su un supporto. Anzi, in determinate situazioni si può cominciare a considerare la masterizzazione dei file immagine solo una delle operazioni più marginali da compiere con questo tipo di file. Un’ISO si può per esempio “montare” nel sistema operativo. Ecco un altro termine che rischia di confondere un po’ le idee: in questo caso con “montare” (dall’inglese “to mount”, ovvero “installare”) non si intende “costruire” o “creare”, ma semplicemente far sì che il sistema operativo non veda l’ISO come un semplice file, bensì come una vera unità disco, da aprire e utilizzare esattamente come se fosse un reale DVD inserito nel lettore. Si parla perciò di “dischi virtuali”, ovvero di unità disco di fatto simulate dal sistema operativo e del tutto indistinguibili dalle unità reali agli occhi dell’utente. Anche in questo caso Windows è un passo indietro rispetto agli altri sistemi operativi: Linux e Mac OS possono compiere in modo nativo questa operazione (di più: sotto Mac OS le immagini dei dischi sono il mezzo più diffuso per distribuire i programmi via Web), mentre sotto Windows è necessario ricorrere a strumenti esterni. Utilizzare le ISO montandole come unità disco virtuale presenta diversi vantaggi. Innanzitutto permette di risparmiare i tempi e i materiali che la masterizzazione inevitabilmente richiede: potrebbero sembrare dettagli trascurabili, ma può piangere un po’ il cuore all’idea di dover sprecare un DVD per creare un disco che, con tutta probabilità, verrà usato una volta sola. Inoltre l’uso “diretto” dei file immagine permette anche a chi usa computer sprovvisti di lettore di DVD (per esempio i molti possessori di netbook e PC ultraportatili) di fare a meno di fastidiose unità esterne (fastidiose perché poi bisogna portarle sempre con sé). A oggi (ma non è escluso che questa limitazione cada in futuro) le unità disco virtuali non possono essere utilizzate come disco di avvio del PC. Se ci si pensa un attimo, è naturale che sia così: le unità virtuali sono gestite dal sistema operativo, che, quindi, deve per forza di cose essere già caricato. Perché fosse possibile effettuare il boot da un’immagine ISO presente sul disco fisso come “unità virtuale”, questa unità dovrebbe essere supportata direttamente dal BIOS del computer. Dal momento che però la maggior parte dei computer oggi prevede l’avvio dalle unità connesse alle porte USB, si possono installare le immagini ISO su un pen drive, utilizzando strumenti come UNetBootin (http://unetbootin.sourceforge.net). Un altro vantaggio legato all’uso diretto delle immagini ISO rispetto ai dischi masterizzati è la loro longevità: i miti sui CD e i DVD indistruttibili sono caduti da tempo, e la perdita di dati memorizzati su un hard disk (come le ISO, per l’appunto) è fortunatamente un evento assai più raro di un disco masterizzato che si graffia o comunque si rovina diventando illeggibile. Creare l’immagine ISO di un software appena acquistato è un ottimo modo per realizzarne una copia di sicurezza (come tutti i nostri lettori sanno, la copia singola del software regolarmente acquistato a scopi di backup, è un diritto sancito dalla legge). Infine, e qui pensiamo essenzialmente a chi usa il PC anche per giocare, l’uso di unità virtuali permette di simulare la presenza nel computer di più lettori ottici, e quindi di tenere inseriti (sempre in modo virtuale) più dischi di uno stesso gioco ed evitare di dover “cambiare disco” in determinati momenti. Le immagini ISO montate risultano anche più veloci rispetto ai veri DVD (così come un hard disk è più veloce rispetto a un lettore ottico) e impegnano le risorse della macchina in misura minore di quelli. Purtroppo creare l’immagine ISO del disco di un videogioco è un’impresa tutt’altro che semplice: per arginare il problema della pirateria, molto sentito dall’industria videoludica, le software house inseriscono da tempo nei loro dischi complessi sistemi di protezione, che mirano proprio a impedire la creazione di copie di backup pericolosamente distribuibili attraverso P2P o mezzi di trasmissione simili.
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