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Sam Fisher ha una questione personale da risolvere. E questa volta non va per il sottile...
Le persone, si sa, cambiano. Sam Fisher non fa eccezione, al punto che, all’interno di questo Conviction qualcuno stenterà a riconoscerlo. UbiSoft ha infatti impresso una svolta netta alla saga di Splinter Cell, al fine di renderla adatta ad un pubblico più variegato e meno interessato alla tattica, complice un preponderante taglio cinematografico. Lo stesso Fisher è molto più caratterizzato come personaggio: oramai libero dai legami che lo inchiodavano alla propria agenzia, dimenticato dal proprio Paese e con la morte della figlia nel cuore, Sam diventa più umano, più aggressivo e, soprattutto, questa volta è mosso da pulsioni squisitamente personali. Questa aggressività si trasferisce direttamente nelle meccaniche di gioco. La rigida e puntigliosa modalità stealth, fatta di lunghe pianificazioni e movimenti calcolati al centimetro è oramai solo un ricordo. Sam si muove veloce, deciso e letale come un “Jason Bourne digitale”, e se l’ombra e le coperture sono ancora i suoi migliori alleati, uno scontro a fuoco diretto è un’alternativa possibile se non addirittura probabile. Sam scala i cornicioni, si arrampica lungo tubi e grondaie e può colpire in maniera spettacolare anche a mani nude: magari scaraventando il proprio nemico da una finestra, o piombandogli sopra dall’alto. Per ogni avversario ucciso senza ricorrere alle armi, Sam guadagna la possibilità di eliminare una serie di nemici in modalità “Mark and Execute”: può cioè designare un certo numero di bersagli (determinato dal tipo di arma imbracciata e dai potenziamenti che le sono stati applicati) che verranno poi freddati, uno dopo l’altro, nel corso di una spettacolare sequenza automatica. Il fulcro del gioco è comunque costituito dal movimento “ragionato” nell’ombra, e dallo sfruttamento delle coperture dietro le quali Sam può acquattarsi nell’attesa di assestare colpi letali con armi silenziate o con l’ausilio dei gadget che si rendono via via disponibili. Gli spostamenti da una copertura all’altra sono automatici: un puntatore indica i possibili elementi dello scenario “a portata di salto” dietro i quali è possibile nascondersi, e Sam li raggiunge con un’evoluzione atletica alla sola pressione di un tasto. Quando la copertura salta, i nemici memorizzano l’ultima posizione in cui hanno adocchiato Fisher (marcata da una sorta di silhoutte bianca) e concentrano su quella i propri colpi: una buona occasione per spostarsi rapidamente dalla zona, immergersi nel buio (magari facendo saltare qualche fonte di illuminazione) e attaccare dai fianchi o alle spalle. Nonostante l’assoluta linearità dei livelli, Conviction permette di affrontare la medesima situazione in parecchi modi differenti, sfruttando le opportunità offerte dagli scenari, ma anche seguendo l’indole del momento per divertirsi a scimmiottare le gesta del tipico eroe dei film di azione. È questo, per esempio, il senso delle scene di interrogatorio in cui Sam, per convincere i malcapitati di turno a vuotare il sacco, li malmena sfruttando elementi dello scenario “a fini contundenti”: l’effetto cinematografico è notevole, l’interattività e l’impatto in termini di gameplay assolutamente nulli, al punto da spingerci a considerarla un’occasione sprecata. Se poi la componente narrativa si dimostra decisamente azzeccata (con un suggestivo alternarsi di flashback e flashfoward) l’aspetto grafico è già più discutibile. L’Unreal Engine 2 mostra tutti i suoi anni e, in molti frangenti, singhiozza vistosamente. Anche le texture lasciano spesso a desiderare, mentre gli ambienti sono tutti molto squadrati e i bug grafici si sprecano: primo fra tutti la compenetrazione dei solidi, per cui porzioni dei nemici e dello stesso Fisher attraversano porte e muri… Se lo si prende per ciò che è (ovvero uno sparatutto cinematografico in terza persona) il gioco è decisamente divertente, ma la campagna in solitario dura un battito di ciglia: 6 ore di gioco scarse se si procede lentamente a livello normale di difficoltà. Più interessante e ricco di spunti il multiplayer in modalità cooperativa, che permette di combinare attacchi spettacolari, azzoppato però dall’assenza di qualsivoglia tipologia di chat. “Dulcis” in fundo, l’odioso DRM di UbiSoft costringe a giocare con una connessione Internet sempre attiva.
Andrea Maselli
Genere Azione / Sparatutto tattico in terza persona Produttore UbiSoft Contatto 02/48867160 Web www.splintercell.com Lingua Italiano Prezzo 46,99 euro REQUISITI Windows Xp/Vista/7, Pentium Core 2 Duo 1,8 GHz, 2 Gb di RAM, scheda video con 256 Mb di RAM, lettore DVD, connessione Internet permanente obbligatoria.
Voto 7,5 |