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Apple iMac 27'' PDF Stampa E-mail
Tuesday 02 February 2010

APPLE IMAC 27” 1.499

 iMac diventa grande
La nuova generazione di computer integrati della casa della mela utilizza schermi 16:9 ancora più grandi. Il modello “top”arriva a ben 27”.

iMac è stato, per Apple, il computer della rinascita, dopo anni di traversie e cattiva gestione che erano seguiti all’abbandono dell’azienda da parte del fondatore, Steve Jobs. Con il ritorno di Jobs Apple cambiò rotta: arrivò l’iMac e il resto è storia. Gli iMac lanciati lo scorso ottobre sono ormai la quarta revisione da quando Apple ha adottato per il suo allin- one un aspetto molto simile a quello di un semplice monitor. Le novità, pur nella continuità stilistica e funzionale del modello, sono parecchie. Per toccarle con mano, abbiamo provato il modello da 27” “base”.
Da un punto di vista estetico, il nuovo iMac è davvero imponente: 27 pollici di schermo, nel nuovo fattore di forma 16:9 (i precedenti iMac usavano schermi da 16:10), corrispondono a una misura lineare dello chassis di circa 65 x 45 cm.
Per ridurre l’impatto, Apple ha ristretto la fascia alla base dello schermo, e ha snellito il profilo della macchina, ora ancora più piatto. Il bordo nero che circonda lo schermo fa anche lui la sua parte, oltre a nascondere l’obiettivo della Web-cam posto sopra il display (il relativo microfono invece è sulla cornice superiore). L’iMac attuale appare, se possibile, ancora più minimalista delle precedenti generazioni.
Una mano in questo senso la dà la dotazione di serie che comprende tastiera e mouse senza fili, collegati via Bluetooth. L’unico cavo rimasto è quello dell’alimentazione elettrica.


Le connessioni della macchina sono raggruppate sul lato sinistro del retro dello chassis


Esaminando con attenzione lo chassis si scoprono altre piccole differenze rispetto alla precedente generazione. Sotto la feritoia del masterizzatore slot-in, per esempio, è stato aggiunto un lettore per schede flash SD/SDHC. Sul retro, le prese delle interfacce sono sempre raggruppate all’estrema sinistra, ma ora le USB 2.0 sono diventate 4. Le altre prese sono le solite: ingresso e uscita audio analogico e digitale su minijack da 3,5 mm, Firewire 800, rete Gigabit Ethernet (le antenne per reti wireless Wi-Fi “n” e Bluetooth 2.1+EDR invece sono nascoste dietro il logo Apple sul retro della macchina) e infine la MiniDisplayPort per collegare un monitor esterno. Qui, in realtà, c’è un’altra piccola novità. La connessione DisplayPort infatti è ancora poco nota, ma ha grandi potenzialità. È compatibile tramite cavetti adattatori con le varie DVI, VGA e anche con HDMI, sempre più popolare nel mondo video; ma, soprattutto, è bidirezionale, ovvero può accettare collegamenti in ingresso trasformando l’iMac in un monitor ad altissima risoluzione. Già, perché il 27” arriva a ben 2.560x 1.440 punti - la più alta risoluzione disponibile su un monitor di queste dimensioni (al momento in cui scriviamo è l’unico pannello LCD sul mercato con queste caratteristiche). Purtroppo non abbiamo potuto provare questa funzione perché non sono ancora reperibili in commercio i cavi “HDMI a DisplayPort”: tutti quelli esistenti infatti sono monodirezionali... nel verso sbagliato!
Fin qui abbiamo parlato delle differenze visibili dall’esterno. In realtà, le novità principali stanno sotto il cofano. Per cominciare, Apple ha adottato nei nuovi iMac CPU e componentistica da desktop, laddove, fino alla scorsa generazione, gli iMac montavano processori per uso mobile, che consumano sì meno ma sono anche meno potenti. La macchina in prova montava un Core 2 Duo da 3,06 GHz, ma è possibile scegliere anche processori Quad Core della serie i5 o i7 fino a 2,8 GHz, dotati di tecnologia TurboBoost: in pratica, se la CPU rileva che alcuni core sono sottoutilizzati, alza la frequenza di clock di quelli che stanno lavorando, migliorando le prestazioni complessive. Il processore è affiancato da 4 Gb di RAM a 1.066 MHz di tipo DDR3, espandibile fino a un massimo di 16 Gb grazie ai 4 slot per moduli SO-DIMM.
L’espansione è molto semplice: basta svitare tre viti alla base dello schermo per accedere agli slot (due dei quali sono già occupati di serie da due SODIMM da 2 Gb l’uno). Fra parentesi, tutto il bordo inferiore della macchina è ora “a griglia” per favorire il raffreddamento; all’interno due ventole assiali molto silenziose si occupano di convogliare il flusso d’aria sui due componenti più “caldi” (CPU e GPU) per poi far fuoriuscire l’aria calda da una feritoia in alto sul retro del display.
A proposito di GPU, anche la parte grafica è migliorata: il 27” monta di serie la ATI 4670 con 256 Mb di RAM, ma può essere fornito anche con la più potente ATI HD4850.
Come memoria di massa è installato un disco SATA da 3,5” con capacità di 1 Tbyte, con supporto alla tecnologia NCQ per ottenere la massima efficienza. Il masterizzatore è invece un classico modello slot-in 8X doppio strato. Stupisce, in una macchina di questo livello, l’assenza di un masterizzatore Blu-ray, anche solo come opzione.


Il bordo inferiore è ora tutto traforato per migliorare la circolazione dell’aria. Al centro il vano delle memorie RAM


Su strada

Per togliere il Mac dalla scatola e metterlo in funzione sono bastati meno di tre minuti. Il sistema operativo, Mac Os X 10.6 (Snow Leopard) è preinstallato e la macchina è subito operativa. La tastiera e il mouse Bluetooth funzionano con normali pile a stilo (due ciascuno). Mentre la tastiera non ci ha entusiasmato (è un modello davvero minimalista, quasi identica a quella dei notebook Apple e sprovvista di tastierino numerico) il mouse è tutto un altro discorso: si tratta infatti del nuovissimo Magic Mouse, la cui superficie si comporta a tutti gli effetti come un trackpad, in grado di riconoscere le “gesture”. Non c’è quindi bisogno di rotelline, palline o quant’altro: basta muovere le dita per far scorrere pagine Internet, foto, e tutto quello che c’è sullo schermo. La risposta della macchina alle gesture è estremamente fluida e naturale, come avviene, per esempio, sull’iPhone.
In effetti l’iMac è una macchina molto, molto veloce. Un po’ perché Snow Leopard è stato ottimizzato da questo punto di vista, liberandolo di una gran quantità di codice “vecchio” in favore di parti riscritte in modo nativo; e in parte perché i nuovi processori, la memoria DDR3 e la nuova circuiteria grafica spingono effettivamente verso l’alto le prestazioni (anche se inizialmente un bug nei driver grafici ha procurato qualche grattacapo ad Apple). Tutto questo, insieme al display retroilluminato a LED di eccellente qualità (il pannello IPS con contrasto di 1000:1 purtroppo è di tipo lucido, ma la moda ormai è quella), fa sì che il nuovo iMac non sia più semplicemente un allin- one per uso domestico, e lo candida al ruolo di macchina professionale, adatta ad affiancare i MacPro, potentissimi ma costosi.
E parlando di costi è interessante notare come Apple abbia pure diminuito i prezzi: il 27” costa meno del precedente modello 24”, che pure aveva specifiche decisamente inferiori.
La dotazione software comunque rimane quella orientata al mercato domestico: oltre al sistema operativo è infatti preinstallata iLife 09, la suite per la creazione e la gestione di materiali multimediali, che consente di realizzare con estrema semplicità video, DVD, album fotografici, compilation musicali e siti Web. E con risultati caratterizzati da una qualità normalmente ottenibile solo da esperti del settore con l’utilizzo di software professionali.

Renzo Zonin

UN’ALTERNATIVA...
HEWLETT-PACKARD TOUCHSMART 600-1000 1.599
Solo 23”, ma lo schermo touch screen permette di usare le gesture direttamente sul video

 
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